Benessere e rischio. Il concetto di rischio psicosociale e le sue dimensioni osservabili.

Crescere è uno dei mestieri più difficili al mondo, come ci insegna la nostra esperienza personale e come ci confermano innumerevoli studi di stampo psicologico, sociologico e pedagogico. Ma crescere è allo stesso tempo un viaggio appassionante fatto di scoperte, conquiste e scelte continue. Sia che si presti attenzione agli aspetti positivi piuttosto che a quelli negativi, lo sviluppo dell’individuo appare chiaramente come un processo, una traiettoria, probabilmente senza fine, che vede nella pre-adolescenza e nell’adolescenza due delle tappe più critiche ed importanti.

L’esito di questo processo di sviluppo è condizionato da numerosi fattori, ed esposto a numerosi rischi. Nel corso dei secoli la pedagogia ha tentato di stabilire quali siano i limiti di uno sviluppo normale e patologico, sulla base delle norme, dei valori e delle conoscenze di una data epoca. Quelli che nel XIX secolo apparivano comportamenti assolutamente devianti e venivano pertanto sanzionati, come ad esempio l’iniziativa individuale, la creatività o l’espressione libera delle idee e dei sentimenti, vengono oggi considerati comportamenti desiderabili e segno di personalità forte.

Da quando esiste la scolarizzazione di massa, la scuola come agenzia educativa è diventata uno dei luoghi privilegiati in cui tali dinamiche si sviluppano e si trasmettono. Per questa ragione diventa molto importante osservare con attenzione quali siano i fattori di benessere, e per converso i fattori di rischio, che si presentano nei contesti educativi.
In termini molto generali, ciò che ci si aspetta da un bambino o da un adolescente che passa attraverso le istituzioni educative è che apprenda conoscenze, norme e comportamenti che gli permettano di diventare un cittadino produttivo e integrato. Tuttavia, la nostra società non considera più un obiettivo sufficiente “l’assenza di problemi”, ma punta invece al raggiungimento della “felicità”, della “soddisfazione nella vita” e del “benessere”. Ciò significa che, almeno in teoria, gli individui hanno il diritto di perseguire e raggiungere una forma di benessere soggettivo e sociale che ne migliori continuamente la qualità complessiva della vita. Dal punto di vista dello sviluppo e dell’educazione, l’obiettivo diventa quindi quello di fornire ai minori la possibilità di crescere “bene”.

L’altra faccia di questo processo è però quello di evitare tutti quei fattori che possono determinare un danno evolutivo, rendendo difficile o compromettendo lo “stare bene”. Tutti questi fattori, legati all’individuo o al suo ambiente, possono essere ricondotti alla categoria generale di rischio psicosociale. Il rischio comprende fattori di natura:

1. individuale, come ad esempio patologie o disabilità del minore, etc. ;
2. sociale, come ad esempio conflitti in famiglia, contesto sociale di residenza, reddito familiare, etc.;

La difficoltà nell’osservare e comprendere i fattori di rischio sta proprio nel fatto che essi non si presentano in forma semplice e isolata. Le situazioni di rischio sono infatti il risultato della concomitanza di più fattori e del senso che il minore e l’adulto attribuiscono loro. I fattori di rischio sono inoltre espressione del contesto sociale di vita del minore, nel quale le varie agenzie di socializzazione – famiglia, scuola, gruppo dei pari – non sono compartimenti stagni ma costituiscono piuttosto un tutto nel quale si svolge la traiettoria evolutiva del minore.

I fattori di rischio vengono osservati per mezzo di alcuni indicatori, la cui presenza concomitante indica un potenziale pericolo per lo sviluppo ed il benessere del minore.

Alcuni di questi indicatori sono:

Indicatori di rischio relativi al sistema

socio-familiare

Basso reddito familiare
Disoccupazione in famiglia
Difficoltà organizzative in famiglia
Carenze educative genitoriali
Devianza/delinquenza in famiglia
Tossicodipendenza/alcoolismo in famiglia
Malattie psichiatriche in famiglia
Carcerazioni/arresti in famiglia
Decesso di un genitore
Separazione/divorzio dei genitori
Conflitti di coppia
Difficoltà di relazione genitori/figli
Affido del minore ai servizi
Immigrazione/emigrazione della famiglia

Indicatori di rischio individuali

Patologie organiche del minore
Disabilità psicofisiche del minore
Difficoltà affettive del minore
Trascuratezza esteriore del minore
Difficoltà di relazione del minore
Maltrattamento del minore

Indicatori di rischio relativi al contesto scolastico

Frequenza scolastica irregolare
Disadattamento a scuola
Aggressività a scuola
Devianza/delinquenza del minore

Nel contesto educativo, la condizione di rischio diventa un potenziale fattore di insuccesso scolastico, come sa bene ogni insegnante. E proprio l’insuccesso scolastico diventa un fattore aggiuntivo di rischio, perché tende a deviare il minore da una traiettoria di sviluppo felice con il pericolo che intraprenda una carriera verso l’esclusione dai circuiti formativi.