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Antonio: alla ricerca di un'identità.
Antonio ha 19 anni e vive in piccolo comune vicino Sassari. All'età di 16 anni ha abbandonato il Liceo Scientifico al secondo anno, dopo aver ripetuto per due volte il primo. Ha quindi iniziato a lavorare come volontario nelle associazioni che si occupano di soccorso e trasporto dei malati. Racconta di avere cambiato tre associazioni diverse, a volte sottraendosi da situazioni ambigue ed al limite della legalità, che lui non ha tollerato ed anzi ha provato a denunciare. Allo stesso tempo, l'esperienza di volontariato è per Antonio un luogo di impegno e di crescita personale, un'attività che persegue con più motivazione di quella scolastica, pur non ricavandone né un ritorno economico né un titolo di formazione. Antonio racconta il lavoro sulle ambulanze come un'esperienza arricchente e nella quale ha trovato motivi di soddisfazione personale e di maturazione. Come dice lui stesso: “A me piaceva uscire sì. I primi tempi rimanevo… cioè quando andavo a fare servizio in ambulanza, non vedevo l’ora di uscire dal servizio per poter uscire con gli amici… Poi è capitato alcune sere che, uscendo dal servizio, magari perdevo il pullman, dovendo aspettare che mi accompagnassero a casa… e con quella scusa magari uscivamo fino ad una certa ora… poi magari mi riportavano a casa e mi divertivo lo stesso. Poi… stare insieme ai grandi, l’ambiente è sempre… cioè lavori con i grandi, esci con i grandi… fai un lavoro che, bene o male, ti fa maturare, perché ti fa capire tante cose”.
Antonio vive in una zona difficile, ma l'esperienza di volontariato ha rappresentato per lui un forte fattore di protezione: “Sì, forse all’inizio sì… prima che conoscessi il mondo del volontariato, in qualche modo mi divertivo ad uscire… sa, a fare certe cagate… magari, cercare di fumare qualcosa… sballarsi dai. Solo che, prima che succedesse questo, prima di scoprire il volontariato… Poi sono tornato qua… poi ne sono uscito a fatica perché mi stava convincendo eh! Siamo andati qua sotto… (da seduto indica alla sua sinistra un punto oltre la finestra, tra la vegetazione intorno alla scuola) … dove c’è questa scala… questa passeggiata dai… qui sotto. Ne avevano tolto stupefacenti strani… allora in quel momento ho preso e me ne sono andato via. Non li ho più cercati, non li ho più...”.
L'esperienza scolastica per Antonio è stata invece molto deludente: “ho mollato perché per me, un ripetente… “sta perdendo tempo, tornatene a casa, fa risparmiare i soldi ai tuoi genitori” no? La penso così: allora… io proprio per lo studio non ero portato, ho sempre avuto sfortuna con i professori che ho incontrato nell’arco del tempo quindi…”. Negli anni delle medie racconta di avere accumulato una serie di carenze nelle materie principali, italiano, matematica, storia, dovute secondo lui alla cattiva qualità ed al disinteresse dei suoi insegnanti. Nonostante queste evidenti carenze, condivise da tutti i suoi compagni, viene orientato verso il Liceo Scientifico e non appena approda alla nuova scuola le sue carenze diventano un ostacolo insuperabile. Nonostante queste carenze di base, Antonio trova al liceo un qualche supporto: “Comunque a noi hanno cercato di recuperarci… per quanto, cioè, i professori se ne fregavano eh! ma a me a recuperarmi ci stava pensando una professoressa di Latino… comunque sia mi aiutava in matematica, mi dava…Mi portava, nell’ora di religione… m’ha cancellato, mi ha detto allora: “tanto religione” dice “non è che…” dice “Ti cancelli o ti cancello io e andiamo in biblioteca e vediamo di… recuperare quello che non hai potuto recuperare prima” e così mi dava una mano. Mi faceva… mi prendeva,eravamo due alunni, uno delle medie di… e ci hanno, e ci seguivano in matematica, che non era la sua materia, comunque ci dava una mano a capire come si faceva, il procedimento per arrivarci”.
Alla fine Antonio decide di abbandonare perché non si sente in grado di affrontare la scuola e perché pensa che fare una cosa che pesa sul bilancio familiare, non particolarmente florido, senza ottenere risultati sia ingiusto. Non ha condiviso il processo di decisione coni genitori, comunicando solo la decisione già presa: “Gli ho detto “Per me continuare è un’altra spesa di tempo, soldi… troppe spese, cioè non…”.
Prova così alcuni piccoli lavori, anche con il padre, e cerca qualche corso di formazione o di entrare senza successo nell'esercito. Ma il vero interesse di Antonio è un altro: “A fare corsi d’Inglese, imparare una lingua e andare fuori all’Estero con i brevetti a lavorare. Perché lì sono stipendiati, lì non esiste il volontariato, la esiste solamente il Soccorritore, non volontario, ma un professionista”. Infatti si attiva per cercare al''estero altre possibilità di lavoro come soccorritore, contattando direttamente enti in Europa e negli USA. Ma scopre ben presto di avere bisogno proprio di quella qualifica che non è riuscito ad ottenere, perché le associazioni di volontariato in cui ha operato non hanno voluto o potuto fornirgliela.
Nell'ascoltare Antonio ciò che colpisce immediatamente è il contrasto tra le due immagini di sé che costruisce nel suo racconto. Da un lato c'è un adolescente maturo, motivato ed attivo, che costruisce un suo percorso possibile, sceglie ed esplora, approdando alla decisione di voler essere un soccorritore. Individua con lucidità una serie di vincoli ed opportunità del contesto e riconosce una rete di adulti di riferimento che lo supportano nel passaggio della maturità. Dall'altro lato c'è l'immagine di sé legata alle esperienze scolastiche. Antonio si rappresenta qui come una persona che non riesce a raggiungere certi risultati, debole rispetto al contesto scolastico e che finisce per attribuire l'insuccesso a fattori intra-individuali. “No, mai io studiavo, però, rispetto ad altri, diciamo che mi esprimevo in maniera diversa quindi... ero un po’ negato. Comunque, mi accettavano così com’ero i professori, già sapevano, avevano capito com’era, e che quello che stavo dicendo ce l’avevo chiaro in testa, e mi mettevano anche voti alti. Capitava una volta, due, tre, non bastavano per avere una buona media a fine anno, quindi… anche perché magari, prendi otto lì, ah, lì sono già a posto, ti prepari un’altra materia, prendi otto lì, e poi la due, all’altra. E dici: Catta, allora non cambia niente, siamo punto e accapo di nuovo! Ed è sempre così sai, non sai più come uscirne una volta che…”.
La traiettoria raccontata da Antonio può essere definita come una “ricerca di identità” nella quale i contesti di apprendimento informale finiscono per essere più utili e significativi del contesto scolastico. La sua storia rappresenta una sfida fondamentale per ogni contesto educativo, quella di riconoscere, valorizzare e non mortificare capacità, aspettative e motivazioni che si esprimono in forme prevalentemente non “istituzionalizzate” e che richiedono pertanto risposte personalizzate.
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